Arcola - Il Castello e la Torre pentagonale
Sulle
rovine
dell'antico Castello feudale, per saggia tenace iniziativa del cav.
uff. Roberto Perroni, allora alla direzione del comune, nel 1884 venne
costruito il nuovo Castello ad uso di palazzo comunale,
nello stesso stile elegante e severo del Medio Evo.
All'entrata del
palazzo è murata una lapide, mezza cancellata e poco
intelligibile, che
però lascia scorgere dalle cifre la data 1350; vi si vedono pure
oscuramente gli stemmi di Genova, Luni ed Arcola; i due ultimi sono
quasi cancellati.
All'estremità
occidentale del castello s'erge imponente nella
sua grigia mole, la torre pentagonale,
alta
venticinque metri e di
altrettanti di circonferenza, restaurata dall'illustre architetto
D'Andrade, che la fece dichiarare monumento storico e che, nuovamente
restaurata in tempi recenti, è stata resa visitabile.
Durante l'ultimo
restauro è stata purtroppo privata di un simbolo che, in tempi
non lontani, contraddistingueva il carattere ormai volto alla pace
della sua maestosa costruzione: sorgeva infatti sulla sua
sommità un rigoglioso albero di olivo, nato spontaneamente, che
affondava le sue radici tra le pietre della torre stessa. Una volta
sradicato, non è più stato ricollocato, neppure in vaso.
Caratteristica dei
due edifici, Torre e Castello, più unica che rara in Italia,
sono i merli Guelfi della torre che si contrappongono a
quelli Ghibellini del castello. Diatriba
familiare o errore di
ristrutturazione?
La torre sorge da un
ampia base gradinata, a muri pieni, in conci di
media grandezza, cementati in calce mista a coccio tritato, secondo una
tecnica basso-romana andata generalmente in disuso nel secolo X, con
scarse luci e con la porta soprelevata sul piano di base. (alla quale
si accedeva mediante una scala mobile).
La torre ha pagine di
storia da raccontare, episodi di guerra, pagine
eroiche raccolte in polverosi volumi che il cadente merletto rievoca.
Nella fantasia d'uno
scrittore romantico questa torre, che si slancia
ardita nei cieli, può sembrare la sentinella vigile che
vegliava un giorno sui tetti neri ed affumicati delle case
accerchiatesi strettamente intorno ad essa come in cerca di protezione
e di aiuto, scrutando assiduamente giù nella valle, per i
campi,
che la folta vegetazione rende ancora
più lontano,
verso Luni, verso la Toscana, per scoprire gli agguati dei soldati di
Castruccio Castracani, che, inebriati dalla vittoria riportata sui
Guelfi, tentano l'assalto ai
castelli liguri, o il fantasma guerriero
che, nella notte silenziosa e buia, desta il popolo dormente, additando
laggiù, alle falde
dei monti scoscesi e dirupati, sui
fianchi insidiosi dei contrafforti, avanzarsi minaccioso e terribile
l.esercito dei Genovesi pronti alla conquista.
Il Castello doveva
poi essere tutt.intorno protetto da mura e circondato da fossati, come
dimostrano tutt.oggi le tracce ancora esistenti.
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